
Il giorno in cui il mio corpo ha cambiato lingua e la vita ha cambiato prospettiva
A quattordici anni il mio mondo aveva un ritmo preciso: quello della danza. Poi, all’improvviso, una diagnosi — un osteosarcoma — ha interrotto quella musica. In un attimo non potevo più danzare.
Sono arrivati gli anni della terapia, dell’attesa e infine della guarigione.
Quando una strada si chiude così presto, pensi che l’unica cosa rimasta sia la resa. Invece, per me è stato l’inizio di un’altra ricerca. Se il corpo non poteva più danzare, doveva trovare un altro modo per far parlare ciò che custodiva dentro. È stato allora che ho incontrato il teatro.
Sul palcoscenico ho scoperto che la comunicazione non si ferma mai: cambia solo linguaggio. Il teatro mi ha offerto uno spazio sicuro in cui trasformare il dolore in presenza, voce ed empatia.
Chi vive un trauma spesso impara a proteggersi nascondendolo. Per tanto tempo ho fatto lo stesso: l’ho preso e chiuso in un cassetto. Soltanto molti anni dopo, grazie a un percorso di terapia, l’ho riaperto, attraversato e metabolizzato. Lì ho compreso una cosa fondamentale: la qualità del nostro cammino dipende dalle domande che abbiamo il coraggio di farci. Non «Perché è successo a me?», ma «Cosa posso fare con quello che ho sentito? Dove può portarmi questo vissuto?
La terapia mi ha restituito il controllo della mia vita, insegnandomi che le emozioni — anche quelle più buie — non vanno nascoste, ma attraversate e nominate.
Se sono l’attrice e l’autrice che vedete oggi, è grazie a ogni singolo passo di quella strada. Raccontare, Sentire, Crescere non nasce da una teoria letta su un manuale: nasce dalla mia storia. Nasce dalla profonda convinzione che dare ai bambini gli strumenti per ascoltarsi, riconoscere le proprie paure e dare voce a ciò che provano sia il dono più grande che possiamo fare loro.
È una questione di prospettiva: quando mostriamo a un bambino che una fragilità può trasformarsi in forza e comprensione, non stiamo solo facendo un laboratorio. Gli stiamo offrendo uno spazio di libertà per affrontare il mondo là fuori: la consapevolezza che ogni emozione ha valore e merita di essere vissuta.
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